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Si avvicina il sabato, giorno in cui è prevista una pausa nel piano alimentare, il giorno atteso per concederti un momento per goderti liberamente i piaceri della tavola. Cosa c’è di meglio di trascorrere una cena in piena libertà in un ristorante unico? Ecco il regalo che fa per te, e proprio dalla tua nutrizionista: per te una cena gratis al BellaGioia Bistrot di Milano!

Grazie alla collaborazione professionale con il BellaGioia ho pensato di dare valore anche al giorno di “liberta” affinché possa essere vissuto anche come un momento di convivialità e non solo di nutrizione. Affinché il cibo possa essere convivialità, cosa esiste di meglio di una cena in compagnia in un ristorante? Vieni con un’amica/un amico o un familiare, o con amici. Tu sarai ospite gradito e non pagante.

Il BellaGioia Bistrot è un ristorante unico a Milano. Non hanno un menù. La cucina è pensata giorno per giorno. Un ristorante pensato come una cucina di casa. La spesa giorno per giorno come si usava una volta al mercato. Questo non significa improvvisazione, ma la volontà di cucinare solo partendo da materie prime freschissime e di elevata qualità. Molti cibi sono biologici. Le verdure direttamente consegnate da un agricoltore del Parco Sud Milano. Le farine biologiche integrali. Le ricette dei piatti tradizionali preparate in modo completamente naturale e con pochissimi ingredienti e di qualità.

Sarà necessario prenotarsi scrivendo al numero 391 728 9774 precisando per esteso nome e cognome.

Se sei celiaco, allergico al nichel o allergico ad alcuni alimenti non preoccuparti, lo chef saprà soddisfare tutte le tue esigenze! Anche nel caso in cui tu stia seguendo un regime alimentare particolare, come la dieta chetogenica.

L’importante è che tu includa tutte queste informazioni nel tuo messaggio.

Attendi la risposta di conferma (i posti saranno  necessariamente limitati per consentire il distanziamento necessario dettato dalle norme vigenti relative all’emergenza da COVID-19),  recati al BellaGioia Bistrot e goditi il tuo regalo!

Buon appetito e…buona serata!

La tua nutrizionista

 


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Finalmente è iniziata la fase 2 e tutti abbiamo desiderio di uscire: in questi due mesi è emersa sempre di più la consapevolezza che il sistema immunitario è fondamentale per far fronte ai rischi connessi a questa nuovissima epidemia da Covid-19. Ma quali sono i modi per rafforzare il sistema immunitario? Come possiamo aiutare il nostro organismo ad essere pronto a combattere un’infezione? Sicuramente nella prevenzione l’alimentazione gioca un ruolo di rilievo. Vediamo insieme come.

Sistema immunitario e alimentazione

Il sistema immunitario è  organizzato a diversi livelli e si può dividere in sistema immunitario innato e adattativo.

Il sistema immunitario innato è formato dalle “truppe” che si trovano in prima linea e che cercano innanzitutto di non far penetrare lo sgradito ospite nell’organismo. Queste barriere sono, ad esempio, la pelle e le mucose che  rappresentano un primo ostacolo da oltrepassare e che, per questa ragione, vanno attentamente ben mantenute. Sempre più spesso sento di bambini i cui genitori, per non avere la problematica del dentista, fanno effettuare sciacqui e gargarismi con acqua ossigenata; non c’è abitudine peggiore: l’acqua ossigenata uccide le difese all’interno delle mucose deprimendo il sistema immunitario!

Il sistema immunitario adattativo è formato da anticorpi “meglio equipaggiati” che, in caso di fallimento delle prime difese, hanno il compito di neutralizzare, uccidere e “ricordare” i patogeni per poterli di nuovo attaccare nel caso in cui si presentassero una seconda volta.

Vitamina A e barriere epiteliali

Per le barriere epiteliali è indispensabile la vitamina A, o retinolo, un micronutriente presente soprattutto nel pesce, nell’uovo, nelle carni e nel burro. Nei vegetali non troviamo il retinolo ma i caroteni che, in seguito all’attività enzimatica nel nostro organismo, vengono poi trasformati in retinolo.

Il microbiota intestinale e l’importanza della fibra!

Ma oltre a pelle e mucose c’è un’altra “truppa” formata da miliardi di soldati (più del numero delle nostre cellule!) che è rappresentata  dal microbiota intestinale. Esso è l’insieme di microrganismi che vivono in simbiosi con il nostro corpo e che, in questi ultimi anni, si sta rivelando di importanza fondamentale, tanto che è stato definito “organo endocrino virtuale”.

Il microbiota intestinale è in grado di influenzare la risposta immunitaria e per funzionare al meglio, ma soprattutto per far diventare ancora più forti i soldati  più valorosi delle truppe (i ceppi fondamentali per la salute intestinale),  è necessario nutrirlo di fibra!

Dove troviamo la fibra? Sicuramente nei cereali integrali, negli ortaggi e nella frutta che va consumata regolarmente.

Sappiate che alcuni di questi ceppi batterici fondamentali, una volta morti, nel nostro intestino non sono più  impiantabili e dovremo farne a meno per tutta la vita con tutte le conseguenze del caso…

Lo zinco contro lo stress ossidativo

Lo zinco è essenziale per il sistema immunitario in quanto necessario per la funzionalità di molti enzimi ad esso legati ma anche per la sua capacità di  controllare la produzione dei cosiddetti ROS ovvero le specie reattive dell’ossigeno. I ROS infatti  generano lo stress ossidativo di cui spesso sentiamo parlare e questo stress è responsabile dell’invecchiamento precoce delle cellule e di una diminuita capacità di reattività delle cellule immunitarie. Una carenza di zinco è stata anche riscontrata in molti pazienti con patologie autoimmuni.

Le fonti alimentari di zinco sono la carne, il pesce, i latticini, i legumi, le noci e le arachidi.

L’esposizione giornaliera al sole aiuta il sistema immunitario: la vitamina D e la sua importanza per le difese

Anche la vitamina D o colecalciferolo è fondamentale per la salute del nostro sistema immunitario, in quanto gli anticorpi hanno sulla loro superficie i recettori per il colecalciferolo; inoltre bassi livelli di vitamina D sono correlati ad un aumentato rischio di sviluppare patologie autoimmuni. Per questa ragione è fondamentale esporsi al sole almeno mezz’ora al giorno e, in caso di carenza di questa vitamina, assumere un integratore adeguato!

Vi ricordo che il colecalciferolo viene sequestrato dalla massa grassa e chi è in sovrappeso ne è spesso carente!

Oltre all’esposizione al sole, troviamo la vitamina D nell’uovo, nel pesce, nella carne e nei funghi.

Gli antiossidanti e la loro importanza per il sistema immunitario

La vitamina E e la vitamina C sono due importantissimi antiossidanti. In particolare la Vitamina E o tocoferolo è il più potente antiossidante  in grado di diminuire lo stress ossidativo. Esso è in grado anche di modulare la risposta immunitaria evitando che gli anticorpi attacchino le proprie cellule generando una risposta autoimmune.

L’attività della vitamina E è strettamente legata alla vitamina C che ha la capacità di ricreare l’integrità del tocoferolo una volta che essa ha agito da “scavenger” contro i ROS.

Le fonti di tocoferolo sono soprattutto la frutta secca e gli oli vegetali, mentre quelle di vitamina C sono rappresentate dagli agrumi, i frutti di bosco, il pomodoro e…i peperoni ( più ricchi di vitamina C rispetto agli agrumi!).

Vi ricordo che la vitamina C è termolabile, per cui, una volta cotto l’alimento, la vitamina cessa la sua attività.

 

Ulteriori consigli

Anche gli omega 3 (ω-3) sono fondamentali per controllare i livelli di infiammazione: sono reperibili  soprattutto nel pesce (pescato!), nella frutta secca e negli oli vegetali.

Vi ricordo inoltre che l’attività fisica moderata e costante è fondamentale per la gestione dello stress ossidativo. Non esagerate però con l’allenamento facendo attenzione ad equilibrare lo sforzo fisico ad un adeguato tempo di recupero. 

A presto.

La tua nutrizionista

Dott.ssa Chiara Rigon

Contattami per prenotare la tua prima visita:

mail: dottoressarigon@gmail.com

Tel. +39 348 5272256

 


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La notizia di una gravidanza tanto cercata è sempre bellissima.

Proprio in questi giorni in cui siamo costretti a rimanere in casa per il Covid e per molti le giornate in  isolamento si fanno difficili, tre delle mie pazienti (di cui due avevano provato anche la Fivet)  mi hanno contattato per annunciarmi di essere incinte. Queste belle notizia mi scaldano sempre il cuore. Ogni volta che una donna si reca da me in visita confessandomi, a volte anche tra le lacrime, che il suo desiderio più grande è quello di diventare madre, non posso fare a meno di commuovermi a mia volta: sono madre anche io e ricordo piacevolmente le emozioni della gravidanza.

Sono sempre contenta di seguire queste pazienti alle quali, come prima indicazione, raccomando  di affidarsi ad un ginecologo di fiducia che possa accompagnarle in queste fasi delicate.

Alimentazione, peso e non solo. Cosa può incidere sulla fertilità di una donna

Oggi le conoscenze sono molte e come la ginecologa (o il ginecologo), consigliano di assumere acido folico già nel periodo precedente la ricerca di una gravidanza, allo stesso modo l’alimentazione dovrebbe essere curata ancor prima del concepimento.

Il corpo infatti, è una macchina perfetta e deve avere tutte “le carte in regola”  per poter permettere ad una donna di portare in grembo una nuova creatura. Pensate ad esempio alle ragazze anoressiche  alle quali il ciclo mestruale, dopo una repentina perdita di peso, si blocca improvvisamente.

Perché. Cosa accade? Il corpo, se noi non siamo in grado di farlo, vigila sulla nostra sopravvivenza e si sostituisce a noi: un’alimentazione troppo ristretta non permette di soddisfare tutte le esigenze dell’organismo e proprio per questo motivo, il corpo non può essere in grado di portare avanti una gravidanza. Pertanto il ciclo si blocca e con lui  una serie di altri processi (di cui parleremo un’altra volta) importanti ed essenziali per il benessere della donna.

Anche in condizioni di normopeso e senza avere restrizioni alimentari, può accadere però che una gravidanza tardi ad arrivare. Le ragioni, ovviamente non sono sempre da ricercare nell’alimentazione, ma in molti casi, le donne che regolano l’assunzione di cibo riportando i valori glicemici e insulinemici nella norma, si sentono molto più attive e migliorano anche la loro fertilità. Anche il sovrappeso incide negativamente sulla fertilità soprattutto se al dato ponderale si accompagna, come detto in precedenza, anche insulino resistenza.

Come regolo l’alimentazione se cerco una gravidanza?

L’alimentazione prima della gravidanza deve essere sicuramente equilibrata senza limitare alcuni nutrienti a dispetto di altri. E’ importante fare una colazione abbondante ed equilibrata evitando di assumere zuccheri raffinati, succhi di frutta, alcolici e cereali raffinati. Prediligere la frutta di stagione e il pesce pescato di piccola taglia sono regole fondamentali. E’ importante anche il consumo di proteine vegetali e di grassi insaturi provenienti, ad esempio, dalle noci (di cui consiglio il consumo la mattina). E’ essenziale un’idratazione abbondante attraverso il consumo 2 litri di acqua al giorno bevuta a piccoli sorsi e ad intervalli regolari. Inoltre la cura dell’intestino e la sua regolarità sono un aspetto fondamentale e su questo ci si può aiutare tramite il supporto di validi probiotici.

Attenzione però:  queste regole non valgono per tutti (a parte quelle relative alla cura dell’intestino!). Alcune pazienti molto in sovrappeso e con problematiche metaboliche dovranno seguire un altro regime alimentare così come le pazienti con problematiche intestinali o con allergie; ad esempio le pazienti allergiche al nichel  dovranno evitare alcuni degli alimenti riportati precedentemente privilegiandone altri: una delle pazienti in questione è allergica al nichel e una dieta a basso contenuto di questo elemento, pur stravolgendo la sua alimentazione fino ad allora molto diversa, ha contribuito a migliorare la sua fertilità.

E’ importante pertanto conoscere e ascoltare le esigenze del nostro organismo non sovraccaricandolo di tossine, nutrendolo con regolarità, semplicità e gusto. Non da ultimo: l’attività fisica, potentissimo antistress essenziale per la produzione di endorfine!

 

 


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Eccoci qui di nuovo a parlare di carboidrati, macronutrienti prevalenti nella dieta mediterranea! Abbiamo scoperto nell’ultimo articolo che sono importanti ed utili alla salute del nostro intestino soprattutto se integrali. Essi sono presenti in quasi tutte le parti del mondo e da millenni accompagnano la vita degli uomini. Ne esistono moltissime varietà proprio perché ogni luogo della terra è caratterizzata da diverse e determinate condizioni climatiche alle quali, nei millenni, i vegetali si sono adattati.

Non esiste quindi soltanto il frumento, ma numerosi altri cereali altrettanto nutrienti, se non addirittura più nutrienti del nostro amatissimo frumento.

Farro

Un esempio è il farro che è un cereale antichissimo.  Esso era alla base dell’alimentazione delle legioni romane ed è stato molto diffuso fino al medioevo quando è stato soppiantato dal frumento più facile da coltivare. Sapete da dove deriva la parola farina? Deriva proprio da farro, cereale molto utilizzato in antichità, ricco in fibre, in proteine e soprattutto in vitamine del gruppo B e polifenoli. Il farro è molto gustoso e a me, ad esempio,  piace molto gustarlo in fiocchi a colazione oppure in gustose e ricche insalate di verdure e legumi…voi? Come lo usate?

Avena

Un altro cereale da sempre sottovalutato è l’avena, data spessissimo solo ai cavalli (beati loro!).

L’avena oggi è stata riscoperta come cereale dalle numerose proprietà, prima tra tutti, e molto documentata, la sua capacità di abbassare il colesterolo. Ha effetti positivi anche sul controllo dei livelli di glucosio nel sangue e sulla pressione sanguigna. Queste proprietà sono dovute alla presenza, in questo cereale, dei β-glucani, che sono fibre solubili in grado anche di fornire maggior senso di sazietà e di aumentare la peristalsi intestinale.

L’avena è inoltre naturalmente senza glutine (la troviamo tra i cereali con glutine per l’elevato rischio di contaminazione dato dalla prossimità dei campi di avena con quelli di frumento) e, se garantita senza contaminazione da glutine può essere consumata da oltre il 90% dei celiaci.

Riso, mais e altri cereali…

Al di là del nostro consumatissimo frumento quindi, i cereali presenti in natura sono moltissimi.  Oltre ad avena e farro citiamo ad esempio la segale, cereale tipico dei paesi freddi, il miglio, cereale ricchissimo di minerali e base alimentare in Africa e in Asia. Sicuramente poi conoscete molto bene il mais , cereale tipicamente tropicale, e il riso consumato moltissimo sulle nostre tavole.

Entrambi sono cereali molto energetici. Purtroppo possiedono anche un indice glicemico molto elevato che non li rende particolarmente indicati  per diabetici o per coloro che hanno intrapreso un percorso dietetico.  Ad essere sincera io, soprattutto il mais,  consiglio di consumarlo sporadicamente e non abitualmente. Suggerisco inoltre  di consumare il riso  integrale piuttosto che quello bianco (prevalentemente venduto nei supermercati). Infatti,  una volta raffinato, il riso, oltre ad avere un elevato indice glicemico di cui ho detto sopra,  perde quasi tutto il suo contenuto in vitamine e minerali. Sorgo e amaranto sono altre due tipologie di cereali molto nutrienti e utilissimi nella dieta del celiaco, in quanto privi di glutine.

Ma i carboidrati sono contenuti anche nella frutta, nei legumi e, in piccolissima parte, anche nelle verdure, alcune più di altre, ma questo lo vedremo un’altra volta…

Ma quindi…i carboidrati fanno male?

Ormai sui social tutti parlano di nutrizione e tutti hanno delle pillole da regalare ai loro lettori pur non possedendone le competenze. I carboidrati, se non in casi specifici, e solo sotto il controllo dello specialista, non vanno eliminati ma bisogna saperli utilizzare!

In un recente articolo pubblicato su “The Lancet Public Health” e ripreso anche sulla nota rivista del Professor Burioni “MedicalFacts“,  vengono esaminati più di 15.000 soggetti di età compresa fra 45 e 64 anni. In questo studio emerge che le diete con contenuto maggiore del 70% o minore del 40% di carboidrati sono associate ad un maggior rischio di mortalità rispetto a diete con un contenuto di carboidrati intorno al 50% (vi ricordo che carboidrato non significa solo cereale!) E’ importante però, anche in diete di questo tipo, che non prevalgano grassi e proteine di sola origine animale.

 


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L’emergenza Coronavirus ha colto un po’ tutti impreparati.

Nel mio caso, ad esempio, vivendo e lavorando in una città dinamica come Milano, all’inizio mi sono sentita mancare la terra sotto i piedi! Adoro il mio lavoro e nonostante i ritmi frenetici a cui mi costringe tra le corse dall’ospedale  ai miei tre studi ambulatoriali, non lo cambierei per nulla al mondo.

Nonostante questo, avendo colto immediatamente la serietà della situazione in cui stiamo vivendo ho sospeso gli ambulatori ormai già da 10 giorni.

In questo periodo molti di voi mi hanno telefonato sentendosi un po’ abbandonati e impauriti.  A tutti mi sento di dire che se mi state contattando perché siete preoccupati per il vostro percorso dietetico (per molti essenziale anche per mantenere o recuperare un buono stato di salute) ritenetevi fortunati, perché molti sono costretti oggi, ad avere altri pensieri proprio a causa del Coronavirus.

Detto questo però, anche da casa ci tengo a far sì che mi sentiate vicina. Per questo cerchiamo di capire come riprendere in mano le redini in questi giorni…

Il nutrimento è la nostra energia

Il nostro corpo, come quello di ogni altra specie animale, ha bisogno di una quantità di energia giornaliera ben definita, indispensabile per il corretto funzionamento dei processi vitali. Per questo motivo necessita di un adeguato nutrimento, la cui quantità varia in funzione del sesso, dell’età, del lavoro svolto, della massa muscolare e, per le donne, anche dell’eventuale stato di gravidanza o di allattamento. In questo momento di emergenza per il Coronavirus molti sono a casa in “smart working”. Le palestre sono chiuse, domani chiuderanno i parchi, per cui ci sarà meno possibilità di muoversi e, sicuramente, soprattutto per chi non lavora o lavora da casa, il dispendio energetico sarà minore. Questo non vuol dire diminuire in maniera drastica il nostro intake però, attenzione!

Un cibo vale l’altro?

L’organismo umano è una macchina sofisticatissima e come tutte le macchine che si rispettino necessita di un corretto “rifornimento”. Proviamo a pensare ad un’automobile diesel: se la riforniamo di benzina al posto di gasolio che cosa accadrà?La macchina non funzionerà. E dovremo, ahimè, tornare a casa a piedi.

Per fortuna il nostro corpo non è proprio come un’auto… è sicuramente molto meglio!  Non ci dà una sola possibilità di sbagliare, ma ci permette, fortunatamente, di fare molti errori: nei millenni infatti, il nostro organismo si è perfezionato ed evoluto per assicurare la sopravvivenza della specie: il suo scopo è mantenerci in salute per permettere la riproduzione garantendo così la sopravvivenza, nei millenni, del genere umano.

Questo non significa che possiamo nutrirci a casaccio e neanche che, per disperazione, dobbiamo buttarci sulle diete “miracolose” del web: se vogliamo che il nostro organismo funzioni al meglio dobbiamo garantirgli un gustoso e salutare nutrimento: è stato dimostrato infatti che la prima causa di morte al mondo, rappresentata dalle malattie cardiovascolari, può essere prevenuta attraverso una corretta alimentazione e in particolare, attraverso la dieta mediterranea considerata oggi patrimonio dell’UNESCO.

La dieta Mediterranea! La nostra dieta! La conosciamo davvero? La applichiamo?

Ne siete certi? Riusciremo ad applicarla anche durante quest’emergenza Coronavirus senza buttarci sul cibo spazzatura?

Vediamo insieme quali sono i componenti di questa dieta che è addirittura patrimonio dell’UNESCO…

I primi  macronutrienti sono i tanto “bistrattati” carboidrati.

Conosciamoli da vicino…

I carboidrati

I carboidrati sono macronutrienti in grado di fornire energia. Il valore calorico netto dei carboidrati è di 4 kcal/g e sono contenuti soprattutto nei cereali, nella frutta e in quantità  più limitata anche negli ortaggi. Possono essere divisi in due principali categorie: carboidrati semplici (comunemente chiamati zuccheri) e carboidrati complessi.

I carboidrati semplici possono essere formati da una singola unità (monosaccaridi: glucosio, fruttosio e galattosio) o da 2 unità (disaccaridi: lattosio e maltosio).

I carboidrati complessi sono detti polisaccaridi, hanno una struttura ramificata e costituiscono la cosiddetta fibra alimentare.

Gli alimenti integrali sono quelli che contengono una maggior quantità di fibra alimentare (sono detti integrali perché preparati con il chicco integro, cioè intero e non privato di parte dei suoi nutrienti come nel caso dei cereali raffinati).

Perchè si raccomanda il consumo di cereali integrali?

Il consumo di cereali integrali è raccomandato (tranne in alcune patologie di origine gastrointestinale, mi raccomando fate attenzione!) in quanto la fibra rallenta l’ingresso degli zuccheri nel sangue evitando un repentino aumento del contenuto di zuccheri in circolo (quella glicemia che ogni tanto il medico ci tiene sotto controllo  attraverso gli esami del sangue).

Se non si hanno problematiche gastrointestinali è pertanto consigliato il consumo di cereali integrali che, oltre a non innalzare velocemente la glicemia, aumentano il senso di sazietà e favoriscono il transito intestinale (se accompagnati dal consumo di acqua!!)

Oltretutto la fibra serve a nutrire il nostro microbiota intestinale, oggi tanto studiato per la sua correlazione con moltissime patologie: nel nostro intestino abbiamo infatti miliardi di batteri il cui numero è più elevato del numero delle cellule che compongono il nostro corpo! E, udite udite… i batteri «buoni» si nutrono di fibra

Molti di questi microorganismi aiutano il nostro corpo a conservarsi in uno stato di buona salute: una flora batterica intestinale equilibrata è essenziale infatti per garantire il benessere dell’intero organismo. Al contrario, una flora batterica non equilibrata porta il nostro intestino in uno stato di disbiosi che sembra essere correlato  con l’instaurarsi di numerose patologie tra cui, ad esempio, l’obesità e il diabete. Non per nulla l’intestino è definito il nostro secondo cervello!

Quando io faccio incetta di carboidrati integrali e biologici? Sicuramente al mattino!

In questi giorni, a causa dell’emergenza Coronavirus, molti di noi avranno più tempo anche da dedicare alla cucina…

cosa consumate a colazione?  Quali cereali vi piacciono di più?

Domani ne vedremo alcuni…

Buona serata!

La vostra nutrizionista

 

 

 


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Si avvicina la prova costume e sul web pullulano le diete miracolose che addirittura farebbero perdere 2 kg in 4 giorni. Ma cosa accade al nostro corpo quando seguiamo queste diete restrittive?

Il corpo umano: una macchina perfetta evolutasi nel corso dei millenni

Il corpo umano è una macchina perfetta e sbalorditiva. Esso si è evoluto e perfezionato nei millenni per sopravvivere al meglio. Come per tutti gli animali infatti, anche per l’uomo vale la regola della sopravvivenza della specie: si riproduce (e pertanto tramanda ai suoi discendenti il proprio DNA) chi è in grado di sopravvivere. Sopravvivere a cosa?  Alla fatica, alla carestia, al freddo, al caldo, alla paura ed a fenomeni naturali di grandissima portata. L’uomo primitivo ha affrontato tutte queste fatiche ed è giunto a consegnare all’uomo moderno un DNA eccezionale in grado di sopravvivere in condizioni estreme. Una di queste è senz’altro la carestia. Il nostro corpo è per questo programmato a sopravvivere ad episodi di digiuno ma non è stato altrettanto programmato a tollerare per lungo tempo scorpacciate di zuccheri raffinati, esagerate abbuffate di prodotti alimentari che di naturale hanno ormai molto poco, eccessive quantità di alcol e, dulcis in fundo, mix di beveroni proteici assunti molto spesso a casaccio.

Alimentarsi è una cosa seria

Alimentarsi è una cosa seria. La natura ci ha messo a disposizione con infinita sapienza tutto ciò di cui abbiamo bisogno ma il nostro stile di vita è totalmente cambiato e fatichiamo a riconoscere quello che realmente ci dona benessere.

Nel corso del mio lavoro io, come altri  miei colleghi, constato ogni giorno il danno causato da un’alimentazione scorretta, sbilanciata o consigliata, ad esempio, nell’ambito di alcune palestre i cui personal trainer giocano a fare i nutrizionisti: ragazze senza ciclo  mestruale da qualche annoanoressiche non riconosciute le cui “droghe” diventano lo sport e i beveroni proteici a bassissimo contenuto di calorie, individui molto giovani con malattie infiammatorie intestinali invalidanti, colecistectomie sempre più frequenti per dimagrimenti troppo veloci mal eseguiti.

Sul web pullulano diete di ogni tipo: diete “proteiche” da poco meno di 600 calorie e nelle quali di proteico non c’è assolutamente nulla, falsi miti sulla dieta chetogenica e idee miracolose per andare al mare con 4 kg di meno…ma, ahimè, molto spesso, riprenderli nel corso della stessa vacanza.

Dopo il digiuno prolungato cosa accade?

Le diete miracolose del web hanno in comune una sola cosa: la diminuzione drastica dell’intake calorico per costringere il corpo ad attingere alle sue riserve di grasso. E questo modus operandi, attenzione, è cosa ben diversa dalla dieta chetogenica: nella dieta chetogenica, eseguita sotto il controllo di un professionista, si ha certamente una diminuzione delle calorie, ma nello stesso tempo il corpo inverte la via metabolica e non abbassa il metabolismo che rimarrà lo stesso una volta eseguito il mantenimento come si deve.

La dieta del riso, del gelato, della frutta, della banana e chi più ne ha più ne metta, invece costringono il corpo ad entrare in uno stato di emergenza (per il nostro organismo si tratta di carestia) durante il quale cerca di abbassare il metabolismo andando ad intaccare la nostra massa magra che è quella metabolicamente attiva.  Infatti noi non siamo come i nostri antenati o anche solo come i nostri nonni che praticavano attività fisica (certamente per necessità) ogni giorno della loro vita: il nostro corpo, dovendo abbassare il metabolismo e constatando che, molto spesso, gran parte della nostra massa magra rimane inutilizzata, risparmia. E risparmia consumando in primo luogo la nostra massa muscolare.

In questo modo le diete miracolose ci avranno certamente fatto perdere peso, ma avremo intaccato la nostra massa metabolicamente attiva, abbassato il metabolismo e reso il nostro organismo affamato di carboidrati che, appena rientreranno come di consueto (secondo le nostre abitudini alimentari), alimenteranno di nuovo, se non di più, le nostre rotondità.

E quindi….?

Un consiglio? Non aspettate il 15 luglio per tenere alla vostra forma fisica perchè quella rispecchia il vostro stato di salute. E non è detto che dietro ad un corpo magro ci sia sempre un corpo in salute. I dimagrimenti molto veloci a volte, tra le molteplici controindicazioni, possono portare alla produzione di fango biliare, a calcoli alla colecisti, a carenze vitaminiche importanti che si manifestano nei modi più svariati. Seguite una dieta bilanciata, ma concedetevi ogni tanto qualche sgarro perchè, se inserito all’interno di una dieta equilibrata, lo potrete fare con serenità godendovi i vostri momenti conviviali senza eccesive rinunce. Amate la vostra salute dal primo gennaio al 31 dicembre di ogni anno!


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Microbiota e salute

Il microbiota è l’insieme di microrganismi che colonizzano l’intestino. Questi microrganismi sono numerosissimi: superano addirittura  il numero di cellule che compongono il nostro corpo!

Come mai così tanti? Sappiamo che la natura non lascia le cose al caso… Allora a cosa servono?

Dagli studi effettuati negli ultimi anni sembra che il microbiota sia di essenziale importanza per la nostra salute e che uno stato di “eubiosi” cioè di equilibrio della flora batterica intestinale, sia direttamente correlata ad uno stato di salute mentre, al contrario, uno stato di “disbiosi“, cioè di squilibrio della flora batteria intestinale, conduca allo sviluppo di moltissime patologie tra cui anche l’obesità ed il diabete.

È interessante notare che il microbiota intestinale viene trasferito in parte da madre a figlio e la sua composizione può essere influenzata anche da fattori genetici. Ma quando il bambino in grembo riceve il microbiota della madre?

Gli studi ci dicono che questo accade durante il parto.

Parto naturale, parto cesareo e microbiota

La gravidanza è un periodo intenso e meraviglioso nel quale la donna sperimenta un legame unico e speciale con il figlio che porta in grembo. Oggi, con tutte le conoscenze che si hanno sul microbiota, sappiamo che la futura mamma può fare qualcosa in più per il nascituro: oltre a fargli sentire musica, a parlargli dolcemente e a prendersi cura di lui con un’equilibrata alimentazione, potrà fornigli anche un microbiota ben strutturato per garantirgli un miglior stato di salute.

Infatti, durante il parto naturale, il bambino, passando attraverso il canale vaginale, sarà contaminato dal microbiota della madre: per questo motivo è essenziale arrivare al parto con un microbiota in uno stato di eubiosi: si evita di predisporre il nuovo nato allo sviluppo di patologie legate ad uno stato di disbiosi intestinale.

E i bambini nati da parto cesareo? Saranno destinati a sviluppare patologie? Gli studi di questi ultimi anni evidenziano che il bambino nato da parto cesareo ha un microbiota molto ricco di streptococchi già alla nascita. Per ovviare a questo problema, oggi, finalmente,  si tampona l’apparato genitale della donna contaminando la bocca del nuovo nato che in questo modo riceverà il micorbiota della sua mamma!

Care mamme, mi raccomando pertanto di nutrirvi in maniera corretta e di farvi seguire da un esperto per potervi alimentare in maniera corretta ma anche per mantenere il vostro intestino in uno stato di eubiosi, requisito fondamentale per la vostra salute e per quella del piccolo che avete in grembo.

Ricordate infatti che il micorbiota cambia in relazione alla dieta e questo cambiamento avviene molto velocemente, già nel giro di pochi giorni: esso infatti si adatta al vostro stile di vita. Ma di questo ne parleremo un’altra volta!


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Farro e ceci è un piatto gustosissimo e molto salutare perchè ricco di vitamine del gruppo B provenienti dal farro (cereale antichissimo e molto nutriente) e dai ceci.

Come prepararlo?

INGREDIENTI PER 4 PERSONE:

  • Una cipolla rossa piccola
  • Una manciata di carote tagliate a julienne
  • Mezza zucchina tagliata finemente
  • 30 gr di radicchio
  • Alloro (una foglia)
  • Curcuma (1/4 di cucchiaino)
  • Sale grosso e fino
  • 10 gr di olio extra vergine di oliva (un cucchiaio)
  • Acqua (mezzo bicchiere)
  • Una spruzzata di pepe nero
  • 250 gr di ceci già ammollati (oppure 100 di ceci secchi)
  • 280 gr di farro

PREPARAZIONE:

In una casseruola inserire olio e cipolla. Aspettare che la cipolla rosoli e a questo punto aggiungere la zucchina, le carote, il radicchio, l’acqua, la curcuma, il pepe e l’alloro e un pizzico di sale grosso.

Chiudere il coperchio e lasciare andare per 7-8 minuti a fuoco lento.

Intanto sciacquare il farro, metterlo in una pentola con acqua fredda, portare ad ebollizione e abbassare il fuoco tenendo la pentola chiusa con il coperchio. Lasciare andare per circa 25-30 minuti. Aggiungere sale fino solo a fine cottura.

Nella casseruola con le verdure aggiungere i ceci (se secchi già stati precedentemente ammollati e cotti), e lasciare andare il tutto per circa 10-15 minuti. Unire i ceci così preparati al farro e servire caldo con un cucchiaio di parmigiano reggiano.

Se il piatto è destinato ai bambini si consiglia di frullare il tutto creando una saporitissima crema di ceci da applicare al farro.

 

Buon appetito!


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Dopo le feste tutti parlano di dieta…Sono finiti i festeggiamenti e dopo panettone, pandoro, lasagne, cioccolato, cotechini di ogni tipo, creme pasticcere e mille altre prelibatezze la bilancia ci aspetta.

È lì come sempre… al solito posto in bagno… ma non abbiamo il coraggio di salirci. In fondo, i jeans non li abbiamo cambiati, la misura è sempre la stessa, perché mai ci dovremmo preoccupare? Eppure la sensazione di pesantezza che avvertiamo ci dice che al di là del responso della bilancia, qualcosa nel nostro corpo è cambiato. Qualcuno di noi ha anche una strana sensazione di pesantezza allo stomaco, a volte dei bruciori e a volte delle fitte al petto per le quali si è spaventato ed è andato dal medico. Che certamente lo ha rassicurato: quella strana sensazione, a volte, sta ad indicare che si è di fronte a reflusso gastroesofageo.

Come reflusso? Non avete mai sofferto di reflusso. Che succede adesso? Come mai? Avete sempre digerito anche i sassi… E via di gastroprotettori: con quelli, ormai farmaci da banco, potete mangiare qualsiasi cosa: tolgono la sensazione fastidiosa di reflusso e voi continuate a mangiare le stesse cose, la vostra dieta non cambia di una virgola come se il reflusso non si fosse mai presentato.

Avete mai pensato che il nostro corpo comunica con noi? Che i sintomi che esso ci manifesta sono da tenere in considerazione? Che ci sta dicendo qualcosa?

Fermatevi un attimo a pensare: se voi non ascoltaste per un anno vostra moglie o vostro marito che cerca di parlare con voi perché ha un disagio, non pensate che dopo un anno nel quale avete ignorato le sue richieste di attenzione, forse potrebbe essere troppo tardi?

La stessa cosa è il nostro corpo, soprattutto il nostro tratto gastrointestinale: comunica con noi attraverso sintomi diversi che possono andare dal reflusso agli sfoghi sulla pelle, al mal di testa, all’astenia, al gonfiore addominale. E noi abbiamo il dovere di ascoltarlo.

E lo possiamo fare nutrendoci bene. Ricominciando il nuovo anno facendo attenzione a ciò che ingeriamo perché quello di cui ci nutriamo è ciò che il nostro corpo utilizza per svolgere le proprie funzioni vitali.

Se soffriamo di reflusso ad esempio, tra le altre cose, dovremmo evitare, per qualche tempo, alcuni alimenti integrali, tanto consigliati invece nella dieta di tutti…

Le esigenze alimentari nella dieta di ognuno di noi possono cambiare nel corso della vita, e ascoltare il nostro organismo per preservarlo in salute il più a lungo possibile è dovere di ognuno di noi. Dobbiamo volerci bene!

Continuate a seguire il mio blog per rimanere aggiornati su tutte le novità.

Il prossimo incontro del circolo Solidago sarà a Febbraio. Vi aspetto numerosi!

Ancora buon anno!

La vostra Nutrizionista


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Ed eccoci di nuovo a parlare dei numerosissimi benefici del cacao di cui sicuramente, soprattutto in queste feste, molti di noi ne hanno assaporato i benefici…soprattutto le donne!

Donne e cioccolato, un connubio speciale

“Dottoressa, prima del ciclo io non so come mai, ma ho un fortissimo desiderio di gustare il cioccolato, di tutti i gusti e di ogni tipo!”

Quante volte durante una prima visita ho sentito frasi di questo tipo…Come mai? Come mai le donne, soprattutto nel periodo premestruale hanno un forte desiderio di consumare cioccolato?

La risposta sta, ancora una volta, nell’alimentazione. Il cacao infatti contiene moltissimo magnesio la cui carenza contribuisce al manifestarsi della sindrome premestruale: la donna in fase premestruale, se non si alimenta correttamente, va infatti incontro a carenza di magnesio e ne ricerca la fonte in alimenti ricchi di questo minerale, il cioccolato tra tutti!

Cacao, cuore e intestino

Il cacao, come tutti sicuramente sapete, è ricchissimo in polifenoli, soprattutto di flavonoidi che hanno dimostrato (e la letteratura scientifica lo testimonia) di essere largamente protettivi nei confronti delle malattie cardiovascolari. Questo non significa che dobbiamo ingozzarci di cioccolato ma che piccole quantità di cioccolato fondente, ogni tanto e all’interno di una dieta equilibrata, sono certamente di sostegno alla nostra salute.

Inoltre pare che i polifenoli abbiano un’azione battericida inibendo da una parte la crescita di alcuni microrganismi pericolosi per il nostro organismo e dall’altra, stimolando la crescita di Bacteroides e Lactobalcillus, essenziali per una corretta eubiosi intestinale.

Il cacao è sicuramente una risorsa che va utilizzata ma con moderazione!

Ricordo che non tutti possono consumare il cioccolato regolarmente perché in alcune condizioni patologiche è assolutamente controindicato.

Rivolgetevi alla vostra nutrizionista di fiducia!

Buon anno a tutti!

 

 

 

 


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  • Chi non ama il cioccolato? Chi può dire di non aver ricercato, almeno una volta, conforto nel suo dolcissimo sapore?

Lo gustiamo e ci lasciamo spesso incantare dalle sue piacevoli e gustosissime qualità. Ma conosciamo a fondo le proprietà che rendono speciale questo alimento?

Gli inizi

Il cacao nasce oltre 1500 anni prima di Cristo dal Theobroma cacao: l’albero del cacao coltivato da Maya, Incas e Atzechi  in Messico. Si diceva che il cacao fosse dono degli dei e che fossero degni di consumarlo solo i nobili e coloro che rivestivano alte cariche. Le fave di cacao erano considerate talmente preziose che queste popolazioni le  utilizzavano anche come moneta. Ma come arrivò in Europa?

Nel 1500, dopo la scoperta delle Americhe, il cacao fu esportato in Spagna. gli Spagnoli erano molto gelosi del nuovo prodotto importato (che chiamarono “l’oro marrone“) ma il prodotto si diffuse nel resto d’Europa grazie al Clero che iniziò a farne largo uso.

Ritroviamo anche scritti di alcuni missionari, come il monaco spagnolo, Bernardino de Sahagún che, tra il 1590 e il 1600  raccolse ampie informazioni sull’agricoltura messicana, sulla botanica, sulle pratiche culturali, sulla dieta e sulle pratiche mediche e sanitarie degli indigeni.  Egli riferiva l’usanza degli americani indigeni di farsi bevande preparate con cacao a scopo terapeutico: a seconda del dosaggio l’infuso veniva utilizzato per cercare di guarire patologie di diversa origine. Il monaco però  metteva in guardia contro l’eccessivo consumo di cacao preparato dalle fave non torrefatte, ma lo raccomandava se usato con moderazione. Sosteneva che “bere grandi quantità di cacao verde rendeva «confusi e squilibrati», ma se presa con moderazione, la bevanda era rinvigorente e rinfrescante“.

A quei tempi dunque, il cacao era consumato sotto forma di bevanda…

Ma cosa si intende per cacao? e per cioccolato?

  • il CACAO è la componente non grassa del liquore di cacao ricavato dalle fave di cacao macinate finemente e di solito utilizzato per le bevande.
  • il BURRO DI CACAO è la componente grassa del liquore del cacao
  • il CIOCCOLATO è invece la combinazione SOLIDA di cacao, burro di cacao, zucchero e altri ingredienti a seconda del tipo di tavoletta che si intende produrre.

Il cioccolato è sicuramente il prodotto più consumato e che noi tutti meglio conosciamo. Esso ha la capacità di sciogliersi in bocca e questo è merito del burro di cacao che fonde alla temperatura del corpo, contribuendo ad aumentare il piacere in seguito alla sua ingestione.

Ma è davvero tutto qui? Certo che no…! Il cacao nasconde tantissimi segreti.

I segreti del cacao

Il cacao contiene la feniletilammina, PEA, che è un’ammina con struttura analoga a quella delle anfetamine e che, di conseguenza, agisce sui medesimi recettori regalando momenti di piacere in seguito alla sua ingesitone.
PEA funge anche da modulatore dell’umore e un suo deficit può contribuire al manifestarsi di sbalzi d’umore…
In effetti, se ci pensiamo, in occasioni in cui siamo particolarmente tristi o stanchi non andiamo certo a ricercare i broccoli…! invece anche solo un pezzetto di cioccolato ci aiuta a setirci meglio…

Ma non finisce qui. Il cacao contiene anche caffeina e teobromina,che sono entrambe molecole stimolanti in grado, tra l’altro, di oltrepassare la barriera ematoencefalica e placentare.
Infatti, quando ad una donna in gravidanza si deve fare un’ecografia e si ha la necessità di avere il feto sveglio, di solito le ostetriche danno un pezzetto di cioccolato fondente alla futura mamma che vedrà il piccolo svegliarsi e muoversi di lì a poco…!


Ma non si esauriscono qui le sorprese del cioccolato… i suoi segreti sono moltissimi!

Seguite il mio blog e li scoprirete!

A settimana prossima.

La vostra Biologa Nutrizionista


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La vitamina B1 o tiamina è un micronutriente essenziale indispensabile per la vita.

Essa è sintetizzata nei batteri, nei funghi, nelle piante e fondamentale è la sua presenza nella dieta di tutti i mammiferi. E’ coinvolta nel metabolismo dei carboidrati e nel ciclo di Krebs: per tali motivi risulta indispensabile per il metabolismo di tutti i nutrienti.

Fabbisogno giornaliero

Il fabbisogno di vitamina B1 varia poiché dipende dal contenuto calorico della dieta . Il livello di assunzione raccomandato è di 0,4 mg/1000 Kcal/die. Se la dieta è inferiore alle 2000 kcal il fabbisogno resta all’incirca 0,8 mg/die. Questi valori possono variare se l’intake giornaliero di un individuo è elevato o se la sua dieta è particolarmente ricca in carboidrati.

Le molteplici funzioni della tiamina

La vitamina B1, oltre ad essere coinvolta nel metabolismo dei carboidrati, è essenziale per molti processi enzimatici implicati nello sviluppo del cervello, nel mantenimento della corretta comunicazione neuronale e nella riparazione dei tessuti nervosi.

Inoltre ha diverse funzioni anche all’interno del sistema immunitario: è coinvolta ad esempio, nella regolazione dell’espressione delle immunoglobuline e la sua carenza, peraltro, sembra condurre all’insorgere di alcuni disordini cardiovascolari.

Fonti alimentari

La vitamina B1 è principalmente presente nelle farine integrali di cereali (soprattutto frumento, grano saraceno, avena e riso) e relativi derivati, frutta secca oleosa, legumi secchi e carne di maiale.

Almeno uno di questi alimenti è presente quotidianamente nella vostra dieta? Se così non fosse, siete certi di non avere mai avuto, neanche in un determinato periodo della vita, una carenza di vitamina B1? Vediamo che cosa provoca la carenza di tiamina partendo dalle patologie più gravi…

A cosa conduce la carenza di vitamina B1?

Immagino che tutti abbiate sentito parlare di una patologia nota come beri-beri, presente soprattutto in alcune popolazioni povere della Cina, dell’India e delle Filippine per le quali l’unico nutriente a disposizione è il riso brillato.

Il riso, come tutti sapete, è un carboidrato e la vitamina B1 è fondamentale per il metabolismo dei carboidrati. Dal momento che queste popolazioni povere basano la loro alimentazione sul riso brillato, avrebbero bisogno di una quantità maggiore di vitamina B1, che però, in questo alimento è assente poiché contenuta nel cariosside che viene eliminato durante il processo di raffinazione.

Gli individui affetti da beri-beri hanno inizialmente astenia agli arti inferiori che presentano poi crampi muscolari, paresi e parestesie. Solo successivamente la patologia interessa anche gli arti superiori e i nervi cranici. In alcuni casi possono avvenire gravi insufficienze cardiache che possono condurre alla morte.

L’assorbimento della vitamina B1 è ostacolato dall’alcool e spesso, negli alcolisti, si manifesta la sindrome di Wernicke- Korsakoff, che provoca disturbi all’apparato digerente, al sistema nervoso e all’apparato cardiovascolare.

Fortunatamente la somministrazione di vitamina B1 in uomini e animali che ne hanno carenza, porta alla regressione dei sintomi.

Non si conoscono tossicità da tiamina in quanto è una vitamina idrosolubile e pertanto viene eliminata attraverso le urine.

Sintomi da lieve carenza di tiamina

Una lieve carenza di vitamina B1 può manifestarsi principalmente in individui che consumano poca carne di maiale, poca frutta secca ma si nutrono soprattutto di cereali raffinati come la pasta non integrale e il riso brillato.

In queste persone infatti, la grande quantità di carboidrati assunta necessita, per essere metabolizzata correttamente, di tiamina che però, nei cereali raffinati è purtroppo assente.
Spesso allora questi individui presentano  sintomi quali astenia, irritabilità, sbalzi d’umore, dolori simili ai crampi negli arti inferiori soprattutto di notte e difficoltà di concentrazione.
Consiglio a tutti, per non incorrere in una carenza di vitamina B1, di prediligere i cereali integrali e consumare al mattino l’avena che è un cereale molto nobile e ricco in tiamina.

Di questo antico cereale parlerò prossimamente in uno dei miei articoli del blog… Continua a seguirmi!


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Menu fusion ad hoc, nuove aperture in odore di stelle Michelin, cucina super-healty e luoghi che recuperano la tradizione del pane: tutti i posti dove andare a pranzo (e cena) per chi è in città.

Tra questi anche il BellaGioia Bistrot. Ecco il pezzo dell’articolo con la recensione del BellaGioia Bistrot:

COME A CASA

La sensazione, appena si entra al BellaGioia Bistrot, è quella di essere arrivati direttamente in cucina. Un’illusione, certo, ma resa possibile da una vetrata in stile rétro, dalla quale è possibile parlare con il cuoco che preparerà il piatto sotto i vostri occhi. Un’idea nata dalla volontà della coppia, Salvo, lo chef, e Chiara, nutrizionista, e sostenuta dal progetto architettonico dello studio Arch+Studio, che hanno ricreato al primo piano un ambiente accogliente, fatto di boiserie, legno, e una parete interamente rivestita in mattonelle e illuminata da una luce soffusa. Un’idea di calore casalingo, premure e piatti cucinati ad hoc, che riverbera nel menu, verdure e farine biologiche che si impastano con uovo di selva della Valtellina, pasta fresca tirata a mano, e piatti adatti anche ai celiaci.

Bellagioia Bistrot, via Fausto Melotti 6

di Giuliana Matarrese

A questo link l’articolo intero: Icon_Panorama

Non conoscete ancora il BellaGioia Bistrot?

Ecco il link alla pagina sul mio sito dove racconto come nasce il progetto e tutte le informazioni: BellaGioia Bistrot e Bread&ButterFly


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Ed eccoci, come vi avevo promesso, a parlare della vitamina C che appartiene al gruppo delle vitamine idrosolubili.

È conosciuta anche come acido ascorbico  poiché, nel XVII secolo, si scoprì avere un effetto preventivo e terapeutico nei confronti dello scorbuto, una patologia frequente che colpiva i marinai che intraprendevano lunghi viaggi. Questa patologia nasceva infatti proprio dal fatto che in mezzo la mare questi uomini non si nutrivano di frutta e verdura fresche per molto tempo.

Vitamina C: non solo antiossidante

La vitamina C  è conosciuta soprattutto per la sua attività antiossidante, ma negli ultimi anni anche per quella immunitaria. Essa infatti è in  grado di stimolare il sistema immunitario favorendone una più efficiente prestazione.

È inoltre indispensabile perché oltre a ridurre i livelli di radicali liberi, inibisce la formazione di nitrosamine che sono presenti nei pesticidi o che si possono formare a partire dai nitriti presenti soprattutto in alimenti conservati (soprattutto insaccati).

Ma la vitamina C ha un’azione anche nei confronti del sistema nervoso poiché è coinvolta nella sintesi dei neurotrasmettitori.

Molti studi sulla patogenesi di malattie neurodegenerative, come Alzheimer, Parkinson, Malattie di Huntington, sclerosi multipla e sclerosi laterale amiotrofica, hanno evidenziato un’associazione tra basse concentrazioni di acido ascorbico sierico e patologie neurodegenerative.

Si ritiene inoltre che un consumo regolare di vitamina C abbia un’azione preventiva nei confronti dello sviluppo dei tumori.

È inoltre molto utile per migliorare l’assorbimento del ferro: individui con scorbuto hanno infatti anemia anche grave.

Fonti di Vitamina C

Quali sono le fonti della vitamina C?

Le più importante sono gli agrumi, i kiwi, le fragole e i peperoni (151 mg/100 gr!), i lamponi, il peperone, il melone cantalupo, il sedano e l’indivia.

Attenzione però! la vitamina C è termolabile: per essere certi di assumere una buona quantità di acido ascorbico cercate di assumere questi alimenti crudi!

Una macedonia fatta con kiwi, fragole e una spruzzata di limone è una vera scorpacciata di vitamina C e un’ottima idea per una sana merenda!

Bibliografia

  • Nikolaj Travica et al., “Vitamin C Status and Cognitive Function: A Systematic Review” Nutrients 2017, 9, 960.
  • Morgana Moretti et al. “Preventive and therapeutic potential of ascorbic acid in neurodegenerative diseases”. CNS Neurosci Ther. 2017;23:921–929.
  • Maurizio la Guardia, Santo Giammanco, Marco Giammanco; “Fondamenti di scienza dell’Alimentazione” Edises

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Una fresca merenda per l’estate

Se avete voglia di un freschissimo spuntino ricco di salute e benessere, lo yogurt da bere alla fragola è quello che fa per voi!
Infatti è arrivato il caldo, e i bambini (ma anche i genitori!) vogliono delle merende fresche, ma


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Retinolo e deidro-3-retinolo: una prerogativa solo animale?

La vitamina A è un micronutriente appartenente al gruppo delle vitamine liposolubili, che in natura si trova sia in alimenti di origine animale che di origine vegetale. Nei primi, la troviamo in due forme: vitamina A1 (o retinolo) e vitamina A2 (deidro-3-retinolo). Entrambe sono presenti solo negli organismi animali e particolarmente abbondanti nelle uova, nei prodotti della pesca, nelle carni e nei latticini.


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Cosa accade in menopausa?

Durante la menopausa nel corpo femminile avviene un cambiamento dovuto ad una diversa produzione di estrogeni. Questi ultimi infatti, sono ormoni molto importanti che in età riproduttiva sono essenziali per mantenere la donna in salute. Durante la menopausa, una produzione di estrogeni non equilibrata può predisporre ad un aumentato rischio di osteopenia, dislipidemia e di alterata tolleranza al glucosio: alcuni studi degli ultimi anni dimostrano infatti che gli estrogeni possiedono proprietà anti-diabetiche.


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Ma è così importante lo sport? Serve solo a perdere peso?
A volte alcuni pazienti vengono con i famigliari e di fronte al mio consiglio di praticare sport insieme, spesso l’accompagnatore risponde: Ma io non sono in sovrappeso.
Da qui ho capito che l’attività fisica è spesso considerata una specie di medicina da praticare solo in certi casi: se si è normopeso non è considerata necessaria.
Invece questo è un errore: l’attività fisica è importante a tutte le età. L’uomo infatti è un animale, non una pianta, e come tale, da millenni, ha sviluppato un organismo in grado di migliorare le sue potenzialità e le sue performance attraverso il movimento.