La birra è una delle bevande alcoliche più consumate al mondo. Con una storia di consumo di diversi millenni e una tecnologia di produzione che si è evoluta nel tempo fino alla composizione dell’attuale bevanda, può avere, a seconda delle quantità consumate, un impatto significativo sulla salute degli individui1,2 . La birra era già ampiamente consumata nell’antico Egitto3 e oggi ci sono prove che un prodotto simile venisse consumato già in Cina 9000 anni fa, in un contesto rituale4.
Cosa contiene la birra?
La birra è composta per oltre il 90% da acqua in aggiunta a carboidrati e alcol. Il contenuto alcolico dei diversi tipi di birra varia a seconda della tipologia di prodotto ma si stima che si aggiri intorno al 3,5%5, di media comunque una percentuale minore rispetto al vino.
All’interno della birra sono presenti dei composti molto interessanti per la salute dell’uomo, i cosiddetti polifenoli, che conferiscono a questa bevanda proprietà antiossidanti. Molti di questi composti provengono dal malto e solo il 20% dal luppolo6.
Come agiscono i polifenoli?
Un polifenolo molto ben rappresentato all’interno della birra è l’acido ferulico che aamplifica la biodiversità del microbiota e stimola la moltiplicazione dei batteri che producono gli acidi grassi a catena corta (SCFA) che hanno un comprovato e consolidato effetto antinfiammatorio (un effetto ancora maggiore e di qualità assai più elevata è prodotto dal vino rosso di cui parleremo in futuro in un altro articolo).
La quercitina, un flavonoide appartenente alla classe dei polifenoli e presente nella birra, combatte la disbiosi intestinale opponendosi alla proliferazione di batteri patogeni nel tratto gastrointestinale.
La fibra indigeribile della birra: una squisitezza per gli alleati nel nostro intestino!
La birra contiene una serie di carboidrati non amidacei e non digeribili, come ad esempio i β-glucani (circa il 75%)7, che rappresentano le fibre cosiddette “indigeribili”: indigeribili per noi ma non per il nostro microbiota che invece ne va ghiotto!
Le fibre alimentari infatti sono molto importanti: esse fungono da substrato nutritivo per il microbiota intestinale stimolando la crescita di batteri utili alla salute intestinale (e non solo) dell’individuo1 e svolgendo quindi la cosiddetta funzione prebiotica.
Consumo di birra e prevenzione del rischio cardiovascolare
Da oltre 10 anni ormai è confermata la significativa riduzione del rischio cardiovascolare associato al consumo moderato di vino rosso8 ma è comprovata anche una riduzione simile con il consumo moderato di birra5. Questo effetto è soprattutto dovuto al contenuto di polifenoli con la loro azione antiossidante e antinfiammatoria.
Quali sono gli effetti collaterali?
Tutti gli effetti positivi sopra elencati vengono vanificati nel caso di un uso smodato di birra in quanto si riferiscono ad un consumo moderato di questa antichissima bevanda.
Si consiglia una porzione al giorno (fino a 12 g di etanolo) per le donne e 2 per gli uomini in assenza di altre controindicazioni e in assenza di altre patologie (compresa l’obesità).
Per coloro che devono perdere peso infatti anche questa quantità consigliata è sicuramente troppo elevata e va diminuita secondo il consiglio della Nutrizionista.
La birra non è inoltre raccomandata in bambini e adolescenti, in gravidanza e in presenza di patologie cardiovascolari, di depressione, di predisposizione alle dipendenze, di malattie del pancreas o del fegato.
In conclusione?
Se sei sano e in forma, in assenza di patologie, non temere, un bicchiere di birra ogni tanto non può che far bene, ma se hai qualche patologia rivolgiti sempre allo specialista!
A presto
Bibliografia
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